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Sono sacerdote perchè Lui ha guardato con bontà la mia piccolezza

SOSTENTAMENTO DEL CLERO

L'8xmille contribuisce in maniera significativa a garantire una remunerazione dignitosa ai sacerdoti secondo il principio (anche evangelico) della perequazione, che assicura uguaglianza di trattamento.

I sacerdoti che nel 2018 hanno prestato il proprio servizio nelle Diocesi italiane sono stati oltre 29mila, ai quali si aggiungono circa 400 sacerdoti diocesani "Fidei Donum", cioé che operano come missionari nei Paesi poveri del mondo, e altri circa 3mila sacerdoti anziani o malati che si trovano in regime di previdenza integrativa. Quotidianamente, i sacerdoti svolgono i propri compiti pastorali (in primis, la diffusione dell’annuncio del Vangelo e la celebrazione dei sacramenti), ma sono anche in maniera sempre più significativa e fondamentale al fianco di chi ha bisogno – indipendentemente dal “credo” – portando carità, conforto e speranza. Educano i ragazzi, offrono assistenza spirituale e concreta alle famiglie in difficoltà, agli ammalati, agli anziani soli, ai poveri e agli emarginati.

Al loro sostentamento – che va da una remunerazione minima di poco meno di 900 euro netti al mese, per un sacerdote appena ordinato, fino a circa 1.400 euro netti per un vescovo ai limiti della pensione – provvede l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (ICSC) attraverso le risorse messe a disposizione dagli Istituti Diocesani per il Sostentamento del Clero (per il l'8,7%) e in parte (64,9%, pari a 344 milioni di euro) attraverso i fondi dell’8xmille.

A queste risorse si aggiunge una quota minoritaria ma significativa (più di 9 milioni, pari al 1,8%) di erogazioni liberali deducibili.

La destinazione determinante dell’8xmille al sostentamento dei sacerdoti e la gestione complessiva del sovvenire da parte dell’ICSC consente di attuare il principio guida della perequazione, cioè il meccanismo che garantisce uguaglianza di trattamento: ogni sacerdote riceve la stessa remunerazione a parità di servizio, senza distinzioni che avvantaggino – per esempio – chi opera in parrocchie “ricche” e popolose rispetto a chi opera in piccole parrocchie in aree a bassa densità di popolazione, o in contesti sociali “di frontiera”.

Fondi assegnati: trend 2000-2018

TOTALE PROVENTI PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO NEL 2018

SACERDOTI

SACERDOTI ABILI A PRESTARE SERVIZIO A TEMPO PIENO IN FAVORE DELLE DIOCESI

SACERDOTI NON ABILI A PRESTARE SERVIZIO A TEMPO PIENO IN FAVORE DELLE DIOCESI

Il sacerdote oggi,
secondo Papa Francesco

Chi è oggi il sacerdote, e qual è il cuore del suo ministero? Una riflessione che proietta una luce profonda su questa vocazione che si fa servizio, e che illumina l’operare dei sacerdoti, è quella proposta da Papa Francesco, che è tornato sulla figura del sacerdote in diversi passaggi delle sue omelie. Ecco alcuni passi particolarmente significativi per illuminare il valore di questa vocazione.

«Come sarà il profilo del prete di quest’epoca così secolarizzata? Un contemplativo verso Dio e verso gli uomini. A volte non è facile rimanere davanti al Signore, perché siamo presi da tante cose. O perché lo sguardo di Gesù ci mette in crisi… Ma questo ci fa bene! Nel silenzio della preghiera Gesù ci fa vedere se stiamo lavorando come buoni operai o siamo un po’ "impiegati"; se siamo "canali" aperti del suo amore, o se mettiamo al centro noi stessi diventando "schermi" che non aiutano l’incontro con il Signore».

«Non fanno notizia sui giornali ma danno forza e speranza agli uomini: sono tutti quei vescovi e preti "anonimi" che continuano a offrire la loro vita in nome di Cristo nel servizio alle diocesi e alle parrocchie. Quanta gente ha ricevuto la forza della fede, la speranza da questi parroci che non conosciamo. E sono tanti! E che grande carità fanno! Grazie a loro oggi noi siamo qui, sono stati loro che ci hanno battezzato»

«Il sacerdote è il più povero degli uomini se Gesù non lo arricchisce con la sua povertà, è il più inutile servo se Gesù non lo chiama amico, se non lo istruisce pazientemente come Pietro, il più indifeso dei cristiani se il Buon Pastore non lo fortifica in mezzo al gregge. Nessuno è più piccolo di un sacerdote lasciato alle sue sole forze; perciò la nostra preghiera di difesa contro ogni insidia del Maligno è la preghiera di nostra Madre: sono sacerdote perché Lui ha guardato con bontà la mia piccolezza»

«Cari fedeli, siate vicini ai vostri sacerdoti con l’affetto e con la preghiera perché siano sempre Pastori secondo il cuore di Dio. Tutta la comunità cristiana è custode del tesoro di queste vocazioni, destinate al suo servizio, e deve avvertire sempre più il compito di promuoverle, accoglierle ed accompagnarle con affetto».

L’occasione per rimettere Dio al centro della giornata. Ma anche un segno importante dell’attenzione della Chiesa nell'aprirsi alle esigenze dettate dal cambiamento delle dinamiche della quotidianità. Sta crescendo, in diverse Diocesi, la disponibilità dei sacerdoti alla celebrazione di messe “fuori orario”, per esempio durante la pausa pranzo nei giorni feriali oppure la sera dopo cena. Per esempio a Milano, all’interno del Duomo, si celebrano sei funzioni tra la mattina e il primo pomeriggio: «Arrivano impiegati e liberi professionisti», spiega l’arciprete, mons. Gianantonio Borgonovo: «L’omelia, se pur breve, è un refrigerio per l’anima». Inoltre, un’alternanza di 50 sacerdoti consente di dare ai fedeli la possibilità di confessarsi dalle 7 alle 19.
Da Milano a Genova. Dove il mercoledì nel santuario mariano della Basilica di Nostra Signora delle Vigne e il martedì nella chiesa di Santa Zita, colletti bianchi in pausa pranzo e giovani entrano per la Messa. «Sono dipendenti della Regione Liguria, insegnanti e impiegati dell’Autorità portuale, ma anche tanti liberi professionisti», dice il parroco mons. Nicolò Anselmi, «e ci hanno già chiesto di rendere quotidiano questo appuntamento con Dio».

In pausa pranzo arrivano impiegati e liberi professionisti


Le chiese sono il “fogolar” dove ritrovarsi. «Nelle situazioni difficili le persone con grande spontaneità vanno in parrocchia. I servizi sociali fanno un lavoro straordinario, ma a volte sono vincolati, e allora per un’emergenza c’è il parroco, disponibile 24 ore su 24. I sacerdoti e il Vangelo che annunciano sono ovunque mani tese alle creature». È con questa consapevolezza che ogni giorno don Italico José Gerometta, parroco ad Anduins, Vito d’Asio, Clauzetto e negli altri paesi della Val d’Arzino e della Val Cosa, nel Pordenonese, affronta la sua missione in questo angolo montagnoso di Friuli da cui i giovani se ne vanno, gli anziani restano, e il ruolo del sacerdote diventa anche quello di essere un collante per la comunità. Don Italico è nato nel 1961 in Venezuela da emigrati friulani, e da trent’anni è sacerdote, molti dei quali trascorsi qui, dove fino a pochi anni fa c’erano 9 sacerdoti e oggi tocca a lui una vita itinerante volta a portare il Vangelo e i sacramenti a tutti i suoi sparpagliati fedeli. «La Messa è il momento in cui ritroviamo noi stessi, con forza e motivazione. Le mie giornate, ringraziando Dio, sono originali, sempre diverse, aperte alle novità: per la vastità del territorio gli impegni sono tanti». Ogni giorno della settimana celebra in una chiesa diversa, e oltre all’attività pastorale don Italico è chiamato a un’attenzione continua ai tanti anziani rimasti: «Passano ore e giorni da soli, specie d’inverno», dice. Lui non manca di visitarli, anche quelli della casa di riposo parrocchiale. «Spesso quando celebro un funerale, finisce non solo una vicenda umana. Si chiude per sempre una casa, muore il cognome, una storia.

È una cosa epocale».

Nei paesi sono rimasti gli anziani, spesso soli