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La fiducia di un impegno

Sappiamo per esperienza quanto rumore faccia un albero che cade: riesce a coprire il silenzio di una foresta che cresce. Fuori di metafora, un episodio di cattiva gestione dei beni economici – spesso amplificato in maniera strumentale dalla cronaca mediatica – è destinato a creare giustificato scandalo in tutti; quando poi a rendersene responsabile è un membro della comunità cristiana, lo sconcerto è ancora maggiore, perché sembra smentire la chiarezza e la trasparenza che in realtà contraddistinguono l’azione della Chiesa in campo amministrativo.

La pubblicazione che avete tra le mani costituisce un nuovo tassello di tale impegno. Non che finora sia mancato lo sforzo di rendere conto delle risorse economiche che i cittadini destinano alla nostra Chiesa. Semmai, in questi anni sono stati adottati alcuni criteri essenziali, volti proprio a confermare e rafforzare ulteriormente tale linea, in piena corrispondenza con le finalità previste dalla Legge 222/85. Un passaggio decisivo – approvato all’unanimità dall’Assemblea Generale del 2016 – ha così aggiornato una precedente Determinazione con l’intento dichiarato di “ordinare in modo più preciso e maggiormente efficace ai fini della trasparenza amministrativa e della diffusione dei rendiconti” la procedura che si è tenuti a seguire “per la ripartizione e l’assegnazione nell’ambito diocesano delle somme provenienti annualmente dall’otto per mille”. Non va, infatti, dimenticato che opera di carità pastorale è anche l’amministrazione dei beni affidati alla Chiesa dalla fiducia delle persone; beni che rimangono mezzi per conseguire precise finalità: culto e pastorale, carità e sostentamento del clero.

Nelle nostre comunità è cresciuta la cura per un autentico funzionamento degli organismi di partecipazione, all’insegna della collaborazione e – ancor più – della corresponsabilità; tanti laici, con competenza e senso di appartenenza ecclesiale, affiancano il ministro ordinato, contribuendo a una gestione onesta e proficua. Ad essa avvertiamo che devono corrispondere anche l’attenzione e la capacità per una comunicazione trasparente e da tutti verificabile: quando ciò avviene, la Chiesa ne guadagna in credibilità e partecipazione.

Questa consapevolezza sta alla base della scelta di pubblicare a nostra volta come Conferenza Episcopale Italiana il presente Rendiconto, che in fondo assolve un dovere che va ben oltre gli obblighi di legge.
Siamo convinti, del resto, che la conoscenza di come vengono impiegate le risorse di cui disponiamo contribuisca non soltanto a sfatare obiezioni e critiche, ma a generare e consolidare fiducia e volontà di condivisione. Non da ultimo, queste pagine diventano un modo semplice e diretto con cui esprimere la gratitudine della Chiesa Cattolica a quanti – e sono la larghissima maggioranza – continuano a destinarle il loro 8xmille.

S.E. Mons. Stefano Russo

Segretario Generale C.E.I.

Che cos'è l'8xmille

La legge sull'8xmille ha applicato l'art.7 della Costituzione, che incoraggia nuove forme di finanziamento alle chiese tramite la libera contribuzione dei cittadini

L’8xmille è stato istituito con la legge n.222 del 1985, in seguito all’Accordo fra la Santa Sede e la Repubblica Italiana del 1984 di revisione del Concordato lateranense del 1929. Veniva così definitivamente superato il cosiddetto “sistema beneficiale” e, per quel che riguarda il sostentamento del clero, cessava il meccanismo della “congrua”. Venivano rese concrete le indicazioni del Concilio Vaticano II, si armonizzava quanto previsto dalla Costituzione Italiana particolarmente all’art. 7 e si riconosceva «l’indubbio interesse collettivo all’introduzione di nuove forme moderne di finanziamento alle Chiese attraverso le quali si agevoli la libera contribuzione dei cittadini per il perseguimento di finalità ed il soddisfacimento di interessi religiosi».

La legge 222/85, che entra a pieno regime dal 1990, prevede la nascita di nuovi meccanismi di sostegno economico alla Chiesa tra cui l’8 per mille e le Offerte deducibili per il clero.

Lo Stato mette a disposizione di tutti i contribuenti una quota corrispondente all’8 per mille del gettito complessivo dell’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche). Tale quota viene utilizzata direttamente dallo Stato stesso per interventi che abbiano scopi «sociali o umanitari», oppure da una serie di confessioni religiose d'intesa con lo Stato che si impegnano a utilizzare la quota a loro spettante per scopi «religiosi o caritativi».

Si riconosce l'indubbio interesse collettivo a introdurre nuove e moderne forme di finanziamento alle Chiese

Sono i cittadini contribuenti a determinare la scelta del destinatario

Vengono così eliminati i contributi diretti dello Stato, e viene introdotta una forma di partecipazione, determinata dalle libere scelte dei cittadini-contribuenti. Essi infatti determinano la quota spettante a ciascun destinatario, esprimendo la propria preferenza, in occasione della Dichiarazione dei redditi.

L’8 per mille non è quindi una “tassa in più” che grava sui cittadini, in quanto l’ammontare della quota rientra già nel monte complessivo del prelievo Irpef.

L'8xmille alla Chiesa cattolica: perchè?

É uno strumento che provvede a un articolato complesso di interventi, dalle necessità di culto e pastorale ai progetti caritativi al sostentamento del clero. L'iter di assegnazione e impegno è rigoroso.

L'8xmille, perchè?

L'iter di assegnazione

Il controllo dei progetti

8XMILLE ANNO 2018

SULLA BASE DELLE DICHIARAZIONI DEL 2015

LE DESTINAZIONI DELL'8XMILLE

(percentuali su base contribuenti che hanno firmato per l'8xmille)

TOTALE FONDI 8XMILLE ASSEGNATI ALLA CHIESA CATTOLICA: TREND 2000-2018

I tre ambiti di destinazione

Ogni anno, in occasione dell‘Assemblea Generale della CEI, si determina la suddivisione dei fondi dell’8xmille assegnati per quell’anno.

Sono 3 i capitoli di spesa ai quali vengono destinate le risorse dell'8xmille:

Esigenze di culto e pastorale della popolazione italiana

Sostentamento dei sacerdoti

Interventi caritativi in Italia e nei Paesi in via di sviluppo

Dei 997.973.199 Euro assegnati per il 2018 poco più di un terzo (367 milioni) è stato destinato al sostentamento del clero, cioè a garantire una remunerazione dignitosa a tutti i sacerdoti italiani, indipendentemente dalla parrocchia di destinazione.
Alle 226 Diocesi italiane sono stati destinati 156 milioni di euro per le attività di culto e pastorale, 132 milioni di euro per l’edilizia di culto e ai beni culturali (un ambito molto vasto, che va dalla costruzione di nuove chiese alla manutenzione di edifici di culto esistenti, fino alla gestione attiva del patrimonio mobiliare, come musei, archivi, biblioteche) e 150 milioni per le iniziative caritative.

Per l’assegnazione di questi fondi, la CEI chiede a ciascuna Diocesi un piano di conferimento dettagliato, che indichi gli obiettivi, i destinatari e gli eventuali co-sostenitori di ciascuna attività, e al termine di ogni anno viene chiesta una rendicontazione delle attività sostenute con i fondi dell’8xmille, corredata da una verifica degli obiettivi e dei destinatari raggiunti. Inoltre, 65 milioni di euro sono poi stati assegnati per sostenere iniziative caritative nei Paesi in via di sviluppo.
La Presidenza della CEI si è poi riservata, favorendo laddove possibile la compartecipazione di altri soggetti, di sostenere iniziative di rilievo nazionale, gestendo in maniera diretta parte dei 60 milioni di euro per interventi caritativi e 67 milioni di euro per attività di culto e pastorale.

RIPARTIZIONE FONDI 8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA ANNO 2018
(sulla base delle dichiarazioni del 2015)

Ripartizione fondi 8xmille alla Chiesa cattolica: trend 2000-2018

Fonte: CEI

CULTO E PASTORALE
CARITÀ
SOSTENTAMENTO DEL CLERO