ESIGENZE DI CULTO E PASTORALE

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Culto e pastorale
alle diocesi
158.000.000 €
15,2%
Edilizia di culto
e beni culturali
82.000.000 €
7,9%
Altre esigenze di culto e pastorale
123.000.000 €
11,9%

INTERVENTI DI CULTO E PASTORALE DELLE DIOCESI

I fondi erogati rispondono alle problematiche familiari e alla realizzazione di strutture educative e ricreative per ragazzi. Ma sono anche utilizzati per iniziative di cultura religiosa, per le scuole di formazione teologica per laici, catechisti ed insegnanti di religione.
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Vengono svolte attività che sono proprie della missione di evangelizzazione della Chiesa

Le "Esigenze di culto e pastorale della popolazione italiana" comprendono diversi settori di impegno che sono propri della missione evangelizzatrice della Chiesa, ma hanno anche ricadute allargate nei territori e nelle comunità. Basti pensare, per esempio, al valore sociale delle attività che vengono svolte dagli oratori per bambini, adolescenti e giovani, o all'impegno dei patronati, o ancora alle attività rivolte alla promozione e all'aiuto delle famiglie.
Complessivamente, nel 2021 la parte più significativa dei fondi dell’8xmille destinata a questo capitolo è stata impiegata per sostenere l’esercizio del culto e della cura delle anime: sostegno ad attività pastorali, facoltà teologiche e istituti di scienze religiose, parrocchie in condizioni di necessità straordinarie, iniziative a favore del clero anziano e malato, mezzi di comunicazione sociale, ecc.

Altri impieghi hanno riguardato attività di formazione del clero e dei religiosi, scopi missionari, catechesi ed educazione cristiana (oratori e patronati, associazioni e movimenti). Alcune Diocesi, inoltre, hanno richiesto risorse per altre destinazioni specifiche, come l’organizzazione del sinodo diocesano, il sostegno ai campi scuola formativi per ragazzi e adolescenti, ai consultori familiari, ai centri accoglienza e di ascolto, o per la formazione degli operatori.
I criteri per la ripartizione dei fondi alle 226 Diocesi italiane sono stati ridefiniti in occasione della 69esima Assemblea Generale della CEI (maggio 2016), che ha indicato le modalità di richiesta/erogazione e di rendicontazione delle risorse. L’intento è quello di evitare assegnazioni generalizzate e dare alle Diocesi la regia delle richieste e degli impieghi, coinvolgendole in un percorso di responsabilizzazione rispetto a un uso sempre più efficace e mirato dei fondi.

Della ripartizione dei fondi viene fornito un rendiconto dettagliato alla CEI, accompagnato da una relazione che spiega i criteri adottati, gli obiettivi perseguiti e i risultati conseguiti attraverso le iniziative finanziate. In maniera analoga, a livello diocesano i contributi vengono assegnati alle parrocchie sulla base di progetti che illustrano le attività ed i programmi per cui si chiede il finanziamento, la previsione di spesa, le risorse proprie investite e le ulteriori (eventuali) fonti di finanziamento.

FONDI ASSEGNATI: TREND 2000-2021

Ogni anno la metà dei fondi attribuiti dai Vescovi per questa finalità viene ripartita in parti uguali per tutte le 226 Diocesi, mentre la restante metà viene suddivisa tra esse secondo il numero di abitanti di ciascuna Diocesi.

Destinazioni
Esigenze del culto
49.290.301 €
Esercizio cura delle anime
95.693.010 €
Scopi missionari
2.032.004 €
Catechesi ed educazione cristiana
11.510.379 €
TOTALE*
158.525.694 €
* L’importo totale è superiore a quello assegnato nel 2021 in quanto vengono assegnate anche le somme residue non erogate negli esercizi precedenti.
Distribuzione territoriale
Beneficiari
27,6%
Parrocchie
55,4%
Diocesi/ uffici pastorali
3,1%
Associazioni
1%
Fondazioni
11,2%
Altro ente ecclesiastico
1,7%
Altro ente non ecclesiastico

I PROGETTI REALIZZATI

La missione di don Marco, un pastore tra i pastori

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Sa Zeppara è una piccola parrocchia di 230 abitanti nelle campagne a sud di Terralba (OR) ma la prima casa dista dall’ultima 30 km. Qui è parroco don Marco Statzu, un giovane prete che ama scrivere poesie, che conosce bene la gente della sua diocesi di Ales - Terralba e che insegna alla Pontificia Facoltà Teologica di Cagliari. Mai immagineresti che un teologo come primo luogo ti facesse conoscere la comunità Rom stanziale, dove lui è di casa per passare del tempo a parlare con loro e con loro condividere le gioie e le difficoltà della vita. Ma se provi a manifestargli stupore per l’associazione teologo-campo rom, don Marco risponde secco: «La fede è incarnazione, sono le tue mani, i tuoi occhi, i tuoi incontri. Se non c’è incarnazione non c’è vita, non c’è fede, non c’è teologia».
Don Marco, semplicemente, c’è. Ha sempre tempo per chi ha di fronte. Non ha mai paura di perdere l’ultimo treno, perché in fondo, dice, l’ultimo treno non esiste: si può sempre proseguire a piedi. Non lo spaventano le cose piccole, tant’è che si sta cimentando nella forma poetica dell’Haiku, poesie composte da tre versi di 5, 7 e 5 sillabe. La sua piccola chiesina di cemento armato, posta in mezzo ai campi dorati, nella stagione estiva, con una ventina di abitanti vicino, è la sua “cattedrale”.


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All'oratorio per andare oltre la pandemia

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Giochi in legno

Don Adelino Montanelli, 77 anni, è da anni alla guida delle due parrocchie di San Pio X e di Gesù Salvatore a Falchera, il più a nord dei quartieri di Torino. Non stupisce che ai tempi del Covid quello che era uno dei pochi luoghi di aggregazione tra gli 8mila abitanti di questa periferia sia diventato ancora di più un presidio educativo e sociale.
«Fin dal primo lockdown – racconta don Adelino – ho inforcato la bici e giravo nel dedalo di strade cercando gli anziani, le famiglie e i ragazzi: si affacciavano dalle finestre, restavamo a chiacchierare, a tutti cercavo di dare speranza. È stato anche grazie a questo porta a porta che ho trovato tanti giovani e li ho convinti a venire a giocare a pallone e a studiare in oratorio. In quei mesi assicurare l’essenziale, ovvero tenere la palla in campo, garantire i bagni puliti e l’acqua potabile mi sembrava un modo concreto per sostenere tutti: adulti e bambini. Le nostre attività hanno un valore sociale e rispondono all’interesse generale».
Oggi negli alloggi popolari di questo quartiere non ci sono più solo famiglie meridionali come negli anni ‘60 e ‘70, ma anche tanti torinesi e stranieri. Diverse centinaia soffrono per la cronica mancanza di lavoro, altrettanti sono i giovani tra i 15 e i 34 anni che non studiano e non lavorano. «Abbiamo avuto la gioia di riuscire ad avviare al lavoro una trentina di ragazzi anche grazie ai corsi offerti dai Salesiani a Rebaudengo e dai Giuseppini al Murialdo – spiega il sacerdote – mentre altri hanno trovato la loro strada grazie al volontariato. Ma più di tutto ho visto quanto sia importante stare con loro, dedicare tempo ad ascoltarli». 


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Abitare la città con il cuore

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Essere “Chiesa in uscita” non significa andare chissà dove. A volte, basta fare qualche passo nelle strade più vicine. Proprio quello che è successo nella parrocchia di San Bonaventura da Bagnoregio, quartiere romano di Torre Spaccata, grazie al parroco don Stefano Charles Cascio, che guida la comunità dal 2016.
«Abbiamo preso il tema che ci ha proposto la diocesi in vista del Giubileo del 2025, “Abitare con il cuore la città”, e lo abbiamo declinato in questa parte di città dove siamo chiamati a vivere», spiega il sacerdote. «Con l’altra parrocchia della zona, Santa Maria Regina Mundi, e insieme ad associazioni, scuole, istituzioni, il mercato, è nata “La Rete”, con la quale portiamo avanti diverse iniziative».
Don Stefano ricorda i primi tempi a Torre Spaccata: sia la chiesa che la casa canonica non erano in buone condizioni; sono stati necessari lavori di ristrutturazione, grazie ai quali è stato ricavato anche un appartamento che ha potuto ospitare una famiglia di profughi siriani.
«La parrocchia deve essere un luogo accogliente, bello, dove stare bene. È stata risistemata pure la cappella dell’adorazione, perché le porte di San Bonaventura da Bagnoregio sono sempre aperte per l’adorazione eucaristica, dalle 9 alle 22. Fuori, nel giardino, dove c’era un campo da bocce inutilizzato, è stato creato un orto urbano, curato dai ragazzi disabili dell’associazione “Batti il cinque”.
Poco più il là la cappella feriale all’aperto, inaugurata pochi mesi fa. «Con il Covid abbiamo capito che era giusto avere uno spazio dignitoso per celebrare all’aperto», sottolinea il sacerdote: «la cappella è dedicata a Maria Madre della Speranza, uno degli appellativi che ha utilizzato il Santo Padre per la Madonna proprio in questo tempo di pandemia».


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EDILIZIA DI CULTO E BENI CULTURALI

I beni culturali ecclesiastici sono un riferimento per le comunità di fedeli, ma costituiscono anche un patrimonio fondamentale per tutto il Paese. Che bisogna mantenere vivo.
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Le opere promuovono il concorso delle energie locali

Una parte consistente dei fondi 8xmille sono destinati alla valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici che costituiscono un patrimonio per tutto il Paese. Basti pensare, per esempio, alle attività sociali che vengono svolte all’interno di strutture parrocchiali o diocesane nei diversi territori, oppure – allargando l’orizzonte – all’attrattività costituita da buona parte dei beni culturali ecclesiastici ricchi di storia e di bellezza.
La gestione delle risorse dell’8xmille destinate a questi ambiti favorisce la promozione di percorsi efficaci di programmazione degli interventi a livello diocesano. Si tratta infatti spesso di progetti di lungo termine, sviluppati su più anni. Questo approccio consente di accompagnare le Diocesi in un percorso di responsabilità, amministrazione sostenibile e gestione strategica sia del patrimonio esistente, sia delle nuove costruzioni.
Per quanto riguarda l’edilizia di culto, l’utilizzo dell’8xmille per la costruzione di nuove strutture religiose costituisce una risposta della comunità ecclesiale al fenomeno dell’espansione dei centri urbani. L’edificio di culto, con le opere annesse, è il cuore delle comunità nascenti, centro di aggregazione sociale, promotore di attività pastorali e culturali.
I contributi della CEI vengono destinati in via prioritaria a strutture di servizio religioso di natura parrocchiale o interparrocchiale (la chiesa, la casa canonica, le opere di ministero pastorale come per esempio le aule di catechismo). A partire dal 2018 è stata posta maggiore attenzione agli interventi su edifici già esistenti costruiti da più di 20 anni, per un migliore utilizzo del patrimonio immobiliare.
Le opere non vengono finanziate interamente con l’8xmille, per un principio ecclesiologico ed educativo, ovvero per favorire il concorso delle energie locali come espressione di partecipazione e corresponsabilità. La CEI interviene con un contributo massimo del 75% della spesa preventivata (70% per gli interventi sugli edifici esistenti).
I fondi destinati alla tutela e al restauro dei beni culturali ecclesiastici aiutano le Diocesi italiane a promuovere iniziative che abbiano come scopo la conoscenza, la tutela e conservazione dei beni culturali ecclesiastici, in special modo quelli legati al culto, e a stimolare la collaborazione tra le Diocesi e gli enti pubblici al fine di agevolare la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico.
Le finalità dei contributi sono varie, e spaziano dall'inventario informatizzato dei beni artistici e storici al censimento delle chiese, dalla dotazione di impianti di sicurezza al sostegno ad archivi, biblioteche e musei diocesani a interventi di restauro e consolidamento degli edifici fino al restauro degli organi a canne di interesse storico.

FONDI ASSEGNATI: TREND 2000-2021

Destinazioni
Installazione impianti di sicurezza
2.771.656 €
Inventariazione informatizzata di beni mobili
209.813 €
Censimento Chiese
152.140 €
Conservazione e consultazione di archivi, biblioteche e musei
8.775.191 €
Associazioni di volontariato
445.947 €
Restauro e intervento su edifici esistenti
96.617.222 €
Restauro organi a canne
2.166.092 €
Costruzione nuovi edifici
55.428.308 €
Fondo Sud - Edilizia di culto
2.040.315 €
Iniziative di rilievo nazionale
180.406 €
TOTALE*
168.787.090 €
* L’importo totale è superiore a quello assegnato in quanto vengono riassegnate anche le somme residue non erogate negli esercizi precedenti
Progetti finanziati nel 2021
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7,1%
Installazione impianti di sicurezza
14,8%
Conservazione e consultazione di musei, archivi e biblioteche
56,4%
Restauro edifici di culto
6,5%
Restauro organi a canne
11,4%
Costruzione nuove chiese
1,6%
Fondo Sud - Edilizia di culto
2,2%
Altri progetti
(Censimento chiese, associazioni volontariato, inventariazione informatizzata...)

I PROGETTI REALIZZATI

Alle radici della comunità

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Un richiamo alla tipologia dei monasteri presenti sul territorio

Tre anni di lavori e un’idea progettuale – tra linee e materiali – che dialoga con la storia e la cultura del territorio, confermandosi espressione viva di una comunità salda nelle proprie radici, ma costantemente aperta sul futuro. È questo l’insieme di significati che comunica la nuova chiesa parrocchiale di San Vincenzo Ferrer a Casamassima, nella diocesi di Bari-Bitonto, il cui cantiere è stato avviato nel marzo 2018 per concludersi all’inizio del 2021. L'accesso principale della chiesa, preceduto da un sagrato, è collocato al centro della facciata meridionale.
La parte sommitale della facciata, traforata e coronata da una croce, richiama i rosoni delle chiese romaniche, mentre il deciso slancio verticale del tetto a doppia falda richiama le chiese normanne della terra di Puglia. In particolare, le due falde di copertura, connesse a due falde più basse, richiamano alla memoria i più celebri esempi delle cattedrali di Bari, Bitonto, Trani o Ruvo, e includono al centro un sistema lineare di lucernari che costituiscono la fonte di luce primaria per lo spazio interno: un’illuminazione naturale che è essa stessa celebrazione dell’armonia tra l'opera dell'uomo e il creato, di cui la luminosità delle terre meridionali è un fulgido esempio.

Con la luce della fede

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Chiesa di Madonna del Prato

Una chiesa che chiede di essere percorsa, osservata, scoperta. Non ammette spettatori: immerge nell’evento della salvezza grazie all’intreccio indissolubile tra mito, rito e sito, in un’armonia complessiva dove i volumi architettonici, le scelte legate all’illuminazione (naturale e artificiale), e il contrasto tra il bianco – colore dominante – e le tinte vivaci delle pitture murali che scandiscono con ritmo ortogonale lo spazio dell'aula si distribuiscono con una chiara ed esplicita reinterpretazione di affreschi catacombali e pagine miniate. Tutto ha un significato sottile e immediato nel progetto della nuova chiesa di Sant’Ignazio da Laconi (Olbia) e dell’annesso centro parrocchiale realizzati tra il 2016 e il 2021.
Pochi i materiali: il granito sta per la terra e tutto ciò che vi si poggia ne accompagna il colore come i rivestimenti in legno. Sopra il volume della navata principale è intonacato, bianco e la soffittatura è in legno chiaro: solo il ciclo pittorico col suo racconto ne interrompe il nitore, lasciato però intatto nella zona absidale. La successione di soglie vede i fedeli coinvolti nel processo rituale d'incorporazione a Cristo, secondo un dinamismo che compie sincronicamente un movimento orizzontale dalle tenebre alla luce e uno verticale dalla terra al cielo.
I luoghi liturgici si staccano dalla terra e, tesi al cielo, sono chiari, ma non bianchi, non sono più in granito, ma in marmo decorato. Il loro essere luoghi distinti e autonomi li pone in relazione allo spazio che li contiene come luoghi significativi di una città.

Una chiesa davvero di tutti

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Uno sforzo collettivo, una sinergia tra le diverse realtà del paese, che ha consentito di recuperare un patrimonio unico continuando a tramandare arte e fede alle generazioni future. È questa la storia che insegnano oggi le pietre della chiesa del SS. Sacramento e Rosario nella cittadina marchigiana di Grottazzolina, che era stata dichiarata inagibile dal 2016 e rimasta quindi chiusa per quattro anni a causa di una serie di lesioni profonde che avevano fortemente compromesso la struttura.
«Finalmente, nel 2020 grazie all’8xmille alla Chiesa cattolica», spiega la dott.ssa Alma Monelli, incaricato della Diocesi di Fermo per i beni culturali, «abbiamo potuto avviare i lavori di restauro che, in meno di un anno dal dicembre 2020 al settembre 2021, ci hanno permesso di riappropriarci della nostra splendida chiesa, espressione della memoria storica del nostro paese». L’intervento, principalmente strutturale, ha previsto il rifacimento totale della copertura ed il consolidamento di camorcanna e strutture murarie; il restauro ha rappresentato anche l’occasione per adeguare gli impianti e intervenire sulla ricca superficie pittorica e decorativa.
«L’opera di restauro è stata dettata da esigenze improrogabili di sicurezza», spiega Monelli: «l'Arcivescovo Mons. Rocco Pennacchio non ha esitato a sostenere la richiesta dei fondi 8xmille che, pur essendo significativi, coprono fino al massimo del 70% dei costi di consolidamento e restauro. Era necessario reperire altri fondi, 280.000 euro: la sensibilità, la generosità della comunità tutta sono state determinanti».


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Il bello al servizio delle persone

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Cavoretto è un piccolo centro abitato della collina torinese, stretto tra due affluenti del Po, e vanta una storia antichissima. Il comune venne fondato probabilmente in epoca longobarda-carolingia, in quanto è attestata la presenza di una piccola chiesa sulla collina torinese dedicata a San Pietro in vincoli, fin dall’epoca del Re Agilulfo e di sua moglie Teodolinda, nell’ VIII sec.
Affonda in questa antica storia l’attuale chiesa parrocchiale, più volte riedificata, e il cui interno è decorato in ogni sua parte. La decorazione della navata, delle cappelle laterali e del coro risponde ad un unico gesto creativo cosicché l'interno dell'edificio viene concepito come un unico organismo. L’impianto decorativo dell’aula presenta tracce baroccheggianti, con lesene dotate di capitelli a volute e stucchi in oro che sottolineano le alte trabeazioni. A partire da luglio 2020, grazie ai contributi dell’8xmille gli interni della chiesa sono stati interessati da importanti interventi di restauro in modo da garantire una complessiva migliore fruizione degli spazi liturgici alla comunità.
Il cantiere, ultimato a maggio 2021 ha riguardato il consolidamento e restauro della copertura e della pavimentazione interna, la sostituzione delle lattonerie, il rifacimento degli impianti elettrico e di riscaldamento, il rifacimento degli intonaci ammalorati e la successiva tinteggiatura sotto la supervisione di un attento restauratore e l’adeguamento liturgico.

ALTRE ESIGENZE DI CULTO E PASTORALE

FONDI ASSEGNATI: TREND 2000-2021

Destinazioni
FONDO PER LA CATECHESI E L’EDUCAZIONE CRISTIANA
66 milioni di euro
Il Fondo per la catechesi e l’educazione cristiana ha lo scopo di assicurare risorse per sostenere la formazione catechistica e la sperimentazione educativa, nonché iniziative e proposte promosse dall’Episcopato italiano per contribuire alla matura formazione religiosa delle persone e a servizio dell’annuncio della fede nella complessa società attuale.
TRIBUNALI
ECCLESIASTICI
10,6 milioni di euro
La scelta, fatta per la prima volta nel 1998, è di alleggerire i costi processuali. Lo stanziamento della CEI riguarda l’onere che deve sostenere chiunque inizia o interviene in un processo di nullità di matrimonio. Così le Conferenze Episcopali assicurano, per quanto possibile, salva la giusta e dignitosa retribuzione degli operatori, la gratuità delle procedure.
INIZIATIVE DI RILIEVO NAZIONALE
42 milioni di euro
In Italia vi sono opere e iniziative pastorali di lunga tradizione e di varia configurazione giuridica animate dal clero secolare, dalle famiglie religiose o da un prezioso volontariato laicale come, ad esempio, attività di formazione dei giovani lavoratori, di promozione pastorale per i detenuti, di sostegno ad associazioni per la promozione delle famiglie e nel campo dei mass-media.
TOTALE*
118.600.000 €
* L'importo totale è inferiore a quello assegnato nel 2021 in quanto alcune somme sono ancora in via di destinazione.