SOSTENTAMENTO DEL CLERO

grafico a torta 4
L'8xmille contribuisce in maniera significativa a garantire una remunerazione dignitosa ai sacerdoti secondo il principio (anche evangelico) della perequazione, che assicura uguaglianza di trattamento.
immagine quotazione nera
I sacerdoti svolgono compiti pastorali, ma sono sempre più spesso anche il primo riferimento per chi ha bisogno di aiuto e assistenza

I sacerdoti che nel 2021 hanno prestato il proprio servizio nelle Diocesi italiane sono stati quasi 30mila, ai quali si aggiungono quasi 300 sacerdoti diocesani "Fidei Donum", cioé che operano come missionari nei Paesi poveri del mondo, e poco meno di 2.600 sacerdoti anziani o malati che si trovano in regime di previdenza integrativa.
Quotidianamente, i sacerdoti svolgono i propri compiti pastorali (in primis, la diffusione dell’annuncio del Vangelo e la celebrazione dei sacramenti), ma sono anche in maniera sempre più significativa e fondamentale al fianco di chi ha bisogno – indipendentemente dal “credo” – portando carità, conforto e speranza. Educano i ragazzi, offrono assistenza spirituale e concreta alle famiglie in difficoltà, agli ammalati, agli anziani soli, ai poveri e agli emarginati.
Al loro sostentamento – che va da una remunerazione minima di poco più di 900 euro netti al mese, per un sacerdote appena ordinato, fino a quasi 1.800 euro netti per un Vescovo ai limiti della pensione – provvede l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (ICSC) attraverso le risorse messe a disposizione dagli Istituti Diocesani per il Sostentamento del Clero (per il 5,5%) e in parte (92% pari a 420 milioni di euro) attraverso i fondi dell’8xmille.
A queste risorse si aggiunge una quota minoritaria ma significativa (circa 8,4 milioni, pari al 1,8%) di erogazioni liberali deducibili.
La destinazione determinante dell’8xmille al sostentamento dei sacerdoti e la gestione complessiva del sovvenire da parte dell’ICSC consente di attuare il principio guida della perequazione, cioè il meccanismo che garantisce uguaglianza di trattamento: ogni sacerdote riceve la stessa remunerazione a parità di servizio, senza distinzioni che avvantaggino – per esempio – chi opera in parrocchie “ricche” e popolose rispetto a chi opera in piccole parrocchie in aree a bassa densità di popolazione, o in contesti sociali di frontiera. 

FONDI ASSEGNATI: TREND 2000-2021

Contributi CEI fondi 8xmille
grafico-torta-sacerdoti-1
420.000.000 €
Apporti Istituti diocesani
grafico-torta-sacerdoti-2
24.869.545 €
Erogazioni liberali
grafico-torta-sacerdoti-3
8.437.746 €
Altre liberalità e lasciti
grafico-torta-sacerdoti-4
3.023.270 €
TOTALE PROVENTI PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO NEL 2021
456.330.561 €
Sacerdoti
cartina-sacerdoti
29.812
Sacerdoti abili a prestare servizio a tempo pieno in favore delle diocesi
2.596
Sacerdoti non abili a prestare servizio a tempo pieno in favore delle diocesi

I PROGETTI REALIZZATI

Quel sorriso di don Davide che muove la periferia

Se si chiede ai suoi parrocchiani di descrivere don Davide in una parola, la risposta è quasi univoca: il sorriso. Un sorriso che trasmette fiducia e abbatte ogni barriera. È con quest’arma semplice che don Davide Milanesi affronta ogni giorno da quattro anni la sua missione nella parrocchia di Sant’Antonio Maria Zaccaria, periferia sud di Milano, tra i quartieri di Gratosoglio e Chiesa Rossa: quartiere di operai, impiegati, artigiani e commercianti, con una forte presenza di comunità di altri Paesi (tra i bambini iscritti all’oratorio, circa il 30 per cento viene da famiglie di immigrati stranieri).
Il sorriso di don Davide, originario di Pieve Emanuele, comune a sud di Milano, perito chimico, entrato in seminario a 24 anni e con alle spalle un’esperienza di nove anni in una parrocchia di Cinisello Balsano, e poi dieci anni come vicerettore presso il Seminario Arcivescovile di Venegono Inferiore, abbraccia e muove tutta la sua comunità, che ha il proprio motore attivo negli spazi dell’oratorio parrocchiale, punto di ritrovo per i ragazzi del quartiere (oltre 400 tra bambini e adolescenti partecipano alle attività oratoriane) e crocevia di iniziative mosse da un affiatato gruppo di volontari di tutte le età e di diverse etnie.
Don Davide ed i suoi parrocchiani non si sono mai fermati neanche durante la pandemia sostenendo, con l’ausilio del centro di ascolto della Caritas parrocchiale, decine di persone con pacchi alimentari, distribuiti con cadenza settimanale. È così che tante famiglie, colpite dall’improvvisa crisi economica legata al Covid-19, sono riuscite ad assicurare il cibo a tavola per i propri figli.
Ma è soprattutto il conforto spirituale quello che il sacerdote non fa mai mancare, nemmeno nei momenti più difficili: il “don” è per i suoi parrocchiani un amico cui rivolgersi nel momento del bisogno e con cui condividere i momenti importanti della propria vita. Una missione fatta di testimonianza e di azione, di fede che si pone ogni giorno al fianco delle persone ridando alle cose, alle difficoltà, alle gioie, alle incertezze un senso più ampio. «Fare il sacerdote è condividere esperienze di fede e di vita con intensità e fiducia nell'altro», spiega don Davide, aprendo il suo sorriso.


Vedi il videoreportage

Don Fabio: la condivisione che alimenta la comunità

«La nostra missione qui è stare in mezzo a persone che ogni giorno combattono con problemi, difficoltà, precarietà. Qui si fa abitualmente molta fatica. Lo scoppio della pandemia - spiega don Fabio Fasciani, parroco nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, quartiere Tuscolano, zona popolare nel quadrante orientale della Capitale - ha reso ancor più precari i redditi di molte famiglie che da noi trovano un sostegno concreto. Ma è proprio condividendo le difficoltà che si rinnova quel senso di sentirsi comunità: durante il periodo del Covid, quando abbiamo avviato l'attività di aiuto - attraverso pacchi alimentari e di beni di prima necessità - alle famiglie più colpite dalla crisi, mi ha commosso vedere che tra i volontari che via via si sono messi a disposizione per la distribuzione dei pacchi di aiuti sono arrivate anche persone che qualche mese prima erano in fila tra i bisognosi». Costruire pezzi di bene anche da quel che sembra il male, da situazioni spesso drammatiche e che sembrano essere senza via di uscita. Questa la chiave con cui don Fabio affronta la sua missione, come ha sempre fatto nella sua ormai lunga esperienza in parrocchie della periferia romana che lo ha visto prima 5 anni a San Melchiade, al Labaro, poi 6 a San Martino Papa, all’Appio, quindi altri 6 a San Patrizio, a Colle Prenestino, ed infine l’approdo ai Santi Fabiano e Venazio, dove è parroco da 6 anni.
Una parrocchia viva e attiva, nella quale don Fabio ha saputo innescare uno spirito di reciprocità che tiene viva la comunità. E si traduce in progetti di assistenza, ma anche studio, condivisione e intrattenimento. Crocevia di iniziative, la parrocchia del Tuscolano offre infatti, grazie alla disponibilità di alcuni insegnanti, lezioni di italiano per stranieri che permettono ai tanti immigrati che vivono nel quartiere di integrarsi sempre più nella comunità e corsi di recitazione per i ragazzi, dallo scorso anno aperti anche agli adulti ma col progetto di estenderli anche ai bambini. 


Vedi il videoreportage